Lecce-Chiricò, la ferita resta aperta e la macchia indelebile. Ora...

Scritto da  Colpoditaccoweb.it Sabato, 15 Settembre 2018 09:30

Il Lecce e Chiricò: in questi giorni è stata scritta una delle pagine più tristi del club giallorosso. Gestione pessima di una società che paga le idee confuse

Mino Chiricò, messo fuori rosa dopo una pessima gestione del caso Mino Chiricò, messo fuori rosa dopo una pessima gestione del caso Foto DAZN

Questi, senza alcun dubbio, sono stati giorni duri per chi ha a cuore le sorti del Lecce. Giorni bui in cui la razionalità e lo spirito sportivo sono stati letteralmente calpestati e gettati nel cestino. Di fronte a simili avvenimenti, indipendentemente dai contrastanti e liberi punti di vista, non si può restare indifferenti. Il caso Chiricò ha lasciato l'amaro in bocca a tutti mettendo, inevitabilmente, l'intero ambiente in cattiva luce. Escludere all'improvviso un calciatore, a mercato chiuso e dopo averlo già schierato in campo in una circostanza nonostante i risaputi e vecchi rumors, equivale a un vero e proprio autogol mediatico, tecnico ed - dettaglio non di poco conto - economico. Un gesto, considerando la scarsa tempistica, inammissibile che evidenzia lo stato confusionale di una dirigenza dimostratasi per la prima volta, in maniera sorprendente, priva di idee chiare in merito alla bollente questione. La gestione è stata pessima (eufemismo). In questi mesi, purtroppo, mai nessuno dei dirigenti dell'U.S. Lecce ha osato assumere una posizione chiara e netta. Anzi. L'unico a esporsi e ad assumersi, con invidiabile coraggio e andando anche oltre i limiti della magnanimità, le intere responsabilità è stato Mauro Meluso che, presentando ufficialmente il calciatore alla stampa lo scorso 31 luglio, annunciava: "Si tratta di una mia scelta, Chiricò è un calciatore di livello su cui vogliamo puntare". Pertanto, chi ha mai parlato realmente di operazione plusvalenza? Se così fosse stato, non sarebbe avvenuta alcuna presentazione. Sarebbe risultata del tutto insensata. Dopodiché, registrata la prevedibile contestazione in occasione del primo allenamento post ritiro precampionato, è andato in scena il silenzio assordante del club giallorosso. Le pressioni esterne, in qualche modo, sono state inizialmente gestite con savoir-faire. Ma il muro eretto è durato poco e, attraverso qualche avvisaglia accompagnata dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente Saverio Sticchi Damiani il 25 agosto, la storia cambia nuovamente. La società apre alla possibile cessione, tratta con la Ternana e cerca di piazzare il calciatore che, però, a quel punto preferisce non cambiare aria rispettando i patti stabiliti in precedenza. Da rimarcare che il fantasista è stato prelevato a parametro zero e ha firmato il contratto, a maggio, con l'avallo e la tutela dell'intero gruppo societario. Affermare il contrario significherebbe negare l'evidenza. Nel frattempo si chiude anche il mercato di Serie C e comincia il campionato. Nella seconda giornata contro la Salernitana, la prima al "Via del Mare" dopo il 3-3 di Benevento, accade quanto in molti avevano immaginato: Fabio Liverani, sul risultato di 1-1 e a un quarto d'ora dal termine, si gioca la carta Chiricò il quale, conscio delle avversità e nonostante il clima ostile, dimostra un'invidiabile personalità. Per il 26enne subito fischi e anche tanti applausi. Mossa che si rivelerà decisiva ai fini dell'incontro conclusosi 2-2. L'ottimo impatto in campo, tuttavia, cambia poco le carte in tavola e, al tempo stesso, provoca un evidente e tuttora esistente strappo all'interno della tifoseria. La società ascolta, osserva e medita. Dopo la sosta, quando ormai sembrava non esistessero altre vie d'uscita, ecco il colpo di scena: Mino Chiricò è fuori rosa per "preservare la serenità". Serenità che difficilmente tornerà dopo l'inspiegabile e drastico dietrofront. Una decisione che in un sol colpo boccia in maniera inconfutabile la scelta, l'intuizione e l'operazione del ds Meluso, autentica parte lesa della vicenda. Un segnale di resa che penalizza l'immagine e l'identità di una società che, numeri e risultati alla mano, continua a meritare soltanto profondo rispetto e immensa gratitudine. L'U.S. Lecce, in questo modo, commette comunque un doppio clamoroso errore: se tesserare Chiricò si è rivelato un azzardo, escluderlo in questo preciso istante aggrava ulteriormente la situazione. La fazione più calda della tifoseria è stata - in ritardo e dopo una lunga quanto trepidante attesa - accontentata, ma gli altri sostenitori cosa dovrebbero pensare o fare d'ora in poi? Non meritano lo stesso e identico rispetto? Non hanno ugualmente voce in capitolo? Innanzitutto, meriterebbero delle scuse perché, una simile volubilità societaria, non è affatto riconoscente nei confronti di chi, pur non facendo parte di gruppi organizzati, ogni domenica paga il biglietto per sostenere i propri colori. Inoltre, chi parla di ideali e di calcio romantico, perché ha voltato le spalle persino al tecnico dell'agognata promozione in B a causa di un singolo? In fin dei conti, cosa ci sarebbe stato di più romantico del perdono nei confronti di un calciatore? Siamo in un'epoca in cui determinate leggi non scritte, purtroppo, diventano quasi insostenibili con il calcio moderno, innegabilmente in costante evoluzione. Altrimenti si tocca la sfera, obsoleta e indubbiamente superata, del provincialismo. Ora non resta che far calare il sipario e mettere, una volta per tutte, la parola fine su questa triste pagina. Ma per cancellare i molteplici sbagli ci vorrà necessariamente del tempo. La ferita resta aperta e la macchia indelebile. Con l'auspicio che la gara di Ascoli possa rappresentare il primo passo verso una gradita svolta ambientale.

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